La difesa degli ultimi

di Pietro Consiglio

L’immagine di presentazione della sotto-sezione denominata “L’Ordine ed il Foro di Trani nei secoli” è tratta da una memoria difensiva redatta nel 1759 da Filippo Festa nella sua qualità di Avvocato dei Poveri presso la Sacra Regia Udienza di Trani.

Questa immagine è stata scelta per richiamare alla memoria una vicenda che appare di particolare interesse nella vita plurisecolare del nostro Foro e della giurisdizione tranese.

Dietro questa immagine, infatti, c’è la storia di tre fratelli condannati a morte ingiustamente per una rapina, all’esito di un procedimento di natura straordinaria e di speciale rapidità (ad modum belli et ad horas) che l’Avvocato dei Poveri immediatamente denunciò come illegittimo e che tale fu riconosciuto troppo tardi, a condanna eseguita. C’è la  storia di questo avvocato costretto a lavorare per tre giorni consecutivi senza sosta, anche di notte, per preparare le difese; ci sono, a far da contorno, procedure ed istituti che appaiono lontanissimi dalla nostra odierna cultura giuridica: i poteri straordinari conferiti al Preside della Regia Udienza per procedere con l’ausilio di un solo Uditore ad modum belli, l’istruzione preventiva con l’interrogatorio dei sospetti accompagnato dal monitus, la conseguente tortura, la nomina dell’Avvocato dopo l’istruzione e solo 24 ore prima del processo, il  processo che dura appena 72 ore e l’esecuzione immediata della condanna alla forca nel luogo del misfatto. C’è, infine, la disperazione di tre vedove che ricorrono al Re ed ottengono la tardiva pronuncia di illegittimità ed il riconoscimento dell’abuso di potere perpetrato dal Preside della Sacra Regia Udienza di Trani (nonostante i poteri straordinari conferitigli), con il coinvolgimento dell’Avvocato dei Poveri sospettato di non aver difeso diligentemente i tre fratelli, costretto per tal motivo a presentarsi a Napoli per dare conto del suo operato ed in particolare per non aver inviato un corriere a Napoli per evitare l’esecuzione della sentenza.

Il fatto avvenne il 25 Agosto 1759 sulla strada pubblica che da Barletta conduceva a Canosa, ai danni di uomo che stava rientrando a casa sua, a Rionero in Vulture. Gli furono sottratti un carico di tabacco e del denaro.

Per questo delitto a metà settembre dello stesso anno 1759 vennero arrestati, tra gi altri, tre fratelli (di cui due si erano rifugiati nella chiesa del Santo Sepolcro a Barletta). Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre l’Avvocato dei Poveri ebbe per la prima volta la possibilità di esaminare le carte. Lo fece di notte. Rilevò subito la mancanza di giurisdizione in capo al Preside. La ribadì più volte, «ma non ostante la sua valorosa difesa fatta la sera del 12 ottobre, e la mattina del 13, i tre fratelli Ostuni furono sentenziati a morte a 17ma ora dello stesso giorno. Si notificò immediatamente la sentenza suddetta: non ebbe l’Avvocato dei poveri un momento di riposo; nell’età avanzata in cui è, si applicò  immantinente a formare sette capi di nullità contro la sentenza, che le presentò alle ore 20, dopo tre ore dall’interposizion di quella: quelle nullità, appunto, che contengono le ragioni che la Real Camera di S. Chiara ha umiliato al Re, come tante dimostrazioni dell’ingiustizia ed irregolarità della sentenza […], incominciò di nuovo l’Avvocato dei Poveri a parlar di questa Causa fatale: egli per più  ore arringò così bene, tanti nuovi lumi sparse per istruir i suoi Giudici e della giustizia, e del di lor dovere, per cui doveano recedere dall’irregolare ed ingiusta sentenza, che certamente ora niuna scusa meritano di aver condannati i tre poveri miserabili; spezialmente si distese, in parlando, a favore di Giuseppe Ostuni, che men degli altri nel processo nullo ed invalido era caricato. Alle cinque ore e mezza si videro le nullità ributtate, ed immantinente furono gli infelici rei posti in Cappella, ed in appresso miseramente giustiziati».

A distanza di quasi tre secoli non possiamo non empatizzare con la figura di questo avvocato impegnato nella nobilissima funzione di assicurare una difesa a tutti, immaginandone la tensione nel sentire la vita dei suoi assistiti dipendere dalle sue argomentazioni e la fatica nel dover studiare più fascicoli e prepararne le difese in piena notte, indovinandone il senso di impotenza nel vedere rigettate le eccezioni che riteneva fondate e la disperazione nel sapere eseguita la sentenza di morte, infine condividendone l’indignazione nel vedersi ingiustamente accusato davanti al Re -all’età di sessant’anni e dopo decenni di carriera- di non aver diligentemente adempiuto al proprio dovere.

Per chi avesse voglia di approfondire ecco i link ai documenti:

1761 – Aringo del dottor Filippo Festa

1761 – Voto che fece Ermenegildo Piccioli

1763 – Giustificazione dell’Avvocato dei Poveri

La vita di Filippo Festa fu tratteggiata da Giovanni Beltrani, in due puntate, nella rivista Rassegna Pugliese (numeri di “febbraio-marzo” e ”aprile-maggio” del 1901), con un breve accenno a questa vicenda.

Avv. Pietro Consiglio

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