Segnalazione ai sensi dell’art. 4 della circolare sulla formazione delle tabelle 2012/2014



Illustre Presidente,

in riferimento alla nota datata 28 settembre 2011, mediante la quale ha richiesto al sottoscritto Presidente del C.O.A. di Trani di segnalare i contributi ritenuti opportuni ai fini della migliore organizzazione dell’ufficio, ai sensi dell’art. 4 della circolare sulla formazione delle tabelle 2012/2014,  precisa quanto segue.


AREA CIVILE


 A – Il profilo di maggiore criticità del Tribunale  resta la ingiusta distribuzione dei carichi di lavoro tra la sede centrale e le sezioni distaccate. L’assegnazione dei nuovi magistrati nell’ultimo biennio ha sicuramente migliorato la situazione, ma non ha risolto i disagi preesistenti nelle sezioni interessate dalle pendenze più elevate.
 A tali fini soccorre la circolare del CSM, laddove dispone testualmente: “Alle proposte devono essere allegati opportuni prospetti statistici che, tenendo conto dei procedimenti pendenti, delle sopravvenienze, degli affari devoluti per legge in particolari materie alla sede centrale, delle sezioni stralcio esistenti e dell’organico complessivo dell’ufficio, valgono a giustificare la ripartizione dei magistrati tra sede centrale e sezioni distaccate, ed il numero di magistrati assegnati a ciascuna sede”. In pratica, la corretta applicazione della circolare sembrerebbe richiedere un approfondimento severo della ripartizione dei magistrati tra sede centrale e sezioni distaccate, che, non è superfluo rammentare, alcune di esse hanno dimensioni e carichi di lavoro rinvenibili solo in alcuni importanti tribunali subprovinciali.


 B – Altro profilo di criticità è rappresentato dalla non corretta distribuzione del personale in base alle effettive esigenze dei singoli uffici. La qualcosa vanifica gli sforzi del personale e dei magistrati, nonché alimenta le tensioni nel Foro e nella cittadinanza in genere, perché nessun miglioramento può essere apprezzato se settori strategici della Giustizia restano relegati in fondo alla piramide delle priorità ai fini dello sviluppo economico del Paese. Il riferimento alla materia delle esecuzioni appare evidente, dal momento che l’esazione coattiva dei crediti nel nostro circondario è una pura illusione,  perché nei rari casi in cui emerge l’efficienza dell’Ufficiale giudiziario, la registrazione dei pignoramenti mobiliari nei registri della cancelleria richiede molti mesi, la fissazione degli incanti mobiliari – in alcune sezioni – richiede anni di attesa, la pronuncia dell’ordinanze di assegnazione richiede una lunga gestazione processuale.
 La carenza di personale in alcuni settori strategici determina, malgrado il sacrificio del personale di cancelleria,  ritardi irragionevoli  nel rilascio delle copie esecutive delle sentenze civile e dei decreti ingiuntivi.
 Tempi irragionevoli occorrono per la dichiarazione di esecutorietà dei decreti ingiuntivi, per colpa della intempestività degli avvisi ex art. 645 comma CpC.
Gli adempimenti relativi alla liquidazione dei compensi del  patrocinio a spese dello Stato scontano ritardi ingiustificati ed insopportabili per i professionisti che, soprattutto in  anni di gravissima congiuntura economica, fanno affidamento sulle liquidazioni per il sostentamento della propria attività.
Purtroppo, il ruolo strategico della giustizia civile continua ad essere mortificato a vantaggio esclusivo della giustizia penale, per cui il Presidente della Corte di Appello nella relazione annuale continuerà inutilmente a parlare di “processo al processo” a proposito della Legge Pinto.


 C – La riduzione del numero dei magistrati ordinari assegnati alla Sezione Civile rende ancora più attuale l’unificazione delle due aree “A” e “B” per ottimizzare l’amministrazione della Giustizia e la distribuzione dei carichi di lavoro tra i magistrati assegnati all’area civile.
Il rischio di un aggravamento della situazione generale del contenzioso di competenza dell’Area Civile era stata già evidenziata nella precedente segnalazione tabellare.
La riunificazione della Sezione Civile consentirebbe di superare la fase emergenziale attraverso una equilibrata riorganizzazione e ridistribuzione delle competenze tra i vari Uffici, attribuendo alla sede centrale gruppi omogenei di procedimenti:
a) cause di appello avverso le sentenze dei giudici di pace;
b) cause in materia di diritto bancario;
c) volontaria giurisdizione
d) espropriazioni mobiliari presso il debitore e presso terzi.
Detta richiesta trova riscontro nell’art. 38.3 della circolare: “Esigenze di funzionalità del servizio e specificità delle materie suggeriscono di considerare come rientranti tra gruppi omogenei di procedimenti, da trattare nelle sede principali, quelli relativi alle esecuzioni mobiliari e immobiliari e alle funzioni di giudice tutelare”.
La riunificazione della Sezione Civile e l’attribuzione alla stessa delle materie indicate ai punti a-b-c-d appare opportuna, altresì,  perché consentirebbe di attenuare i carichi di lavoro dei magistrati assegnati alle Sezione distaccate, che attualmente sono umanamente insostenibili.
La riunificazione della Sezione Civile consentirebbe pure di formare, all’interno della stessa, una sezione addetta alla trattazione dei procedimenti relativi alle persone e ai rapporti di famiglia, con eventuale sub specializzazione per la trattazione delle materie di competenza del giudice tutelare (cfr. circolare, articoli 22.1 e 24.1); nonché consentirebbe di uniformare la giurisprudenza del tribunale, perché si registrano orientamenti giurisprudenziali, specie in materia bancaria, non sempre coerenti all’interno dello stesso circondario.


 D – Considerati i risultati positivi conseguiti dall’Ufficio delle esecuzioni immobiliari con l’assegnazione dei due nuovi magistrati, sarebbe opportuno consentire all’unico Giudice in servizio, fino al rientro dell’altro Giudice attualmente in stato di gravidanza, di occuparsi esclusivamente della gestione di quell’Ufficio, senza carichi aggiuntivi per non interrompere lo smaltimento dell’arretrato.
 Per quanto riguarda i Giudici onorari di tribunale, non si condivide assolutamente l’assegnazione di un ruolo autonomo agli stessi; problematica questa che raggiunge la massima criticità nella sezione distaccata di Canosa, ove il bravo giudice onorario è titolare praticamente esclusivo del ruolo nel settore penale, oltre ad avere un importante ruolo nel settore civile.
A prescindere dall’ampliamento del novero delle materie che possono essere devolute ai g.o.t. in applicazione del disposto normativo di cui all’art. 43 bis R.D. 12/1941, è auspicabile la progressiva sottrazione ai Giudici onorari dei ruoli autonomi e delle competenze non delegabili agli stessi ai sensi dell’ordinamento giudiziario.
Piuttosto, qualora fosse accolto il suggerimento di concentrare presso la Sezione centrale le esecuzioni mobiliari, i giudici onorari potrebbero essere delegati alla trattazione esclusiva di detta materia, sotto la vigilanza di un giudice ordinario coordinatore, sicchè agli stessi residuerebbero competenze più limitate e rispettose dei limiti stabiliti dall’art. 43 bis Ordinamento giudiziario.


 E – Per quanto riguarda il calendario ed il ruolo delle udienze, nessuna delle criticità segnalate in occasione della precedente tabella è stata risolta.
La sistematica violazione dell’orario di inizio dell’udienza collegiale e la inopportuna fissazione congiunta di udienze per la discussione e di udienze per le procedure in camera di consiglio provoca gravissimi disagi agli Avvocati e all’utenza in genere. Tale prassi, ripetutamente censurata dal C.O.A., amplifica i problemi logistici, perché determina l’affollamento dell’angusto corridoio antistante l’aula dell’ udienza collegiale del secondo piano di Palazzo Candido; la qualcosa mortifica la dignità degli astanti, provoca malori nelle stagioni più calde, lede la privacy, e viola le più elementari regole di sicurezza, dal momento che l’evacuazione dell’edificio in quelle condizione sarebbe impossibile. Si rammenta che il progetto di trasferire l’udienza collegiale al primo piano di Palazzo Candido, malgrado l’investimento economico per la ristrutturazione dell’aula, è rimasto irrealizzato.
Inutilmente è stato ripetutamente suggerito di trattare i procedimenti camerali alle ore 10,00 e l’udienza Collegiale alle ore 11,30, ed altrettanto inutilmente è stato richiesto il rispetto dell’orario, il cui inizio registra un ritardo sistematico di almeno un’ora. Appare evidente che l’esecuzione di altri adempimenti da parte dei giudici che compongono il Collegio non giustifica in nessun caso il ritardo, perché le stesse attività processuali e procedimentali  potrebbero essere svolte in altri giorni oppure in orari compatibili con l’udienza collegiale.
Sempre per quanto riguarda l’organizzazione delle udienze, la calendarizzazione delle cause sembra richiedere uno sforzo insopportabile, per cui l’organizzazione delle udienze affidata alla iniziativa dei singoli magistrati non produce alcuna utilità: a) la fissazione di un gruppo di cause allo stessa ora è inutile,  e provoca soltanto tensione, perché Avvocati e parti giungono in udienza convinti di poter trattare la causa nell’ora indicata, cosa che evidentemente resta una pura illusione; b) la pubblicizzazione degli orari di udienza lo stesso giorno o il giorno prima è altrettanto inutile, perché né consente agli Avvocati  di organizzare l’attività d’udienza, né evita l’affollamento delle aule e la comprensibile confusione. Ogni appello rivolto ai magistrati di uniformare i protocolli delle udienze è stato caratterizzato da un assordante silenzio.


 F – La sezione lavoro ha registrato un sensibile miglioramento rispetto alla precedente tabella per quanto riguarda lo smaltimento dell’arretrato, mentre sono rimaste irrisolte le altre problematiche segnalate, in particolare la mancanza di coerenza della giurisprudenza nello stesso ufficio, che, purtroppo, incentiva il fenomeno deprecabile della plurima iscrizione a ruolo della stessa causa per scegliere il giudice più favorevole all’orientamento desiderato. Il rinvio di molti anni della discussione della causa, anche in materie che invece richiederebbero la definizione del processo in tempi brevi, aggrava il problema della ragionevole durata del processo.
Nell’ambito della sezione lavoro sono rimaste irrisolte questioni organizzative importanti in grado di influenzare negativamente la durata del processi: a) ritardata trasmissione alla Corte di Appello dei fascicoli delle cause impugnate, fenomeno questo che prolunga oltre ogni misura la definizione del giudizio; b) ritardato rilascio delle copie degli atti e delle sentenze, fenomeno questo che di fatto ha abrogato l’esecutorietà della sentenza ex art. 431 cpc e, soprattutto, la possibilità di agire esecutivamente con la sola copia del dispositivo, perché il dispositivo in nessun caso è immediatamente disponibile.


AREA PENALE


Per quanto riguarda il settore penale, la situazione delle udienze collegiali e monocratiche appare generalmente buono nella sede centrale ed in alcune sezioni distaccate.
Gravi problemi organizzativi e di svolgimento delle udienze si registrano, invece, nelle sezioni distaccate di Andria e di Ruvo, perché malgrado l’impegno dei magistrati, la sovrabbondanza delle pendenze e delle sopravvenienze li costringe ad appesantire i ruoli, per cui le udienze penali si protraggono sistematicamente fino al tardo pomeriggio, a volte anche fino alla sera.
Per le Sezioni di Andria, di Ruvo e di Canosa sarebbe opportuno coassegnare alle stesse almeno un altro magistrato dell’area penale, per assicurare il rispetto delle previsioni tabellari nella distribuzione del lavoro.
Prevedere una ragionata e moderata mobilità interna per fronteggiare tali criticità risponderebbe alle indicazioni della circolare (art. 39).
L’art. 62.5 della circolare prescrive che “I dirigenti degli uffici devono sorvegliare circa il rispetto dell’orario e promuovere moduli orari razionali, anche frazionati, per la trattazione dei singoli processi”.   Gli Avvocati penalisti lamentano la mancanza di un calendario di udienza e di moduli orari razionali, anche frazionati; la qualcosa amplifica il disagio – ripetutamente denunziato dal C.O.A.- provocato dalla precarietà dell’attesa nel grande disimpegno antistante l’aula G.I.P., in una condizione di contiguità con le controparti e  di confusione per la presenza del bar, che evidentemente preclude la possibilità di concentrarsi nello studio del fascicolo della causa. 
Si segnala l’opportunità  di assicurare anche nelle udienze dibattimentali davanti alle sezioni distaccate, la presenza del sostituto o dei sostituti originariamente incaricati delle indagini per tutte le fasi del medesimo grado, ed in particolare, per i procedimenti di maggiore complessità, rilevanza e durata.
 Si riserva di formulare osservazioni ai sensi dell’art. 6.3 della circolare.

Deferenti ossequi.


Il Presidente del C.O.A. 
Avv. Francesco Logrieco