UNITA’

 

Cari colleghi, scrivo questa relazione, di rientro da Roma, dove il 20 maggio 2011, si e’ tenuta una nuova riunione dell’assemblea dell’OUA, alla quale hanno preso parte anche il segretario del CNF, Avv. Andrea Mascherin, e numerosi Presidenti di Unioni Regionali degli Ordini, oltre che degli stessi Ordini, nonché i Presidenti di alcune delle associazioni forensi più rappresentative.

La convocazione di quelli che a ben ragione possono essere definiti gli “stati generali” dell’avvocatura si era resa urgente e non differibile, dopo che i Presidenti di alcuni dei maggiori consigli degli ordini forensi, tra i quali Roma, Milano e Palermo, erano stati convocati dal ministro Alfano per discutere dei temi della mediaconciliazione e dello smaltimento dell’arretrato civile.


All’incontro presso il Ministero ha preso parte anche il Prof. Alpa, Presidente del CNF, che, originariamente non invitato dal Ministro, sarebbe intervenuto, dietro insistenza degli altri invitati “ufficiali”.


Chi ha letto i resoconti giornalistici ed il comunicato stampa pubblicato sul sito del Ministero, saprà già che sarebbe stata raggiunta un’intesa su alcune modifiche da apportare sia alla disciplina della conciliazione – con l’introduzione dell’assistenza legale obbligatoria – sia in ordine alle soluzioni da porre in essere per lo smaltimento degli arretrati, con un maggiore coinvolgimento dell’avvocatura.


L’OUA, malgrado sia il principale artefice, grazie alle iniziative giudiziarie (approdate all’importante risultato del rinvio alla Corte Costituzionale delle questioni di illegittimità, prospettate all’indomani della promulgazione del regolamento sulla mediazione) ed a quelle di protesta, è stato tenuto lontano da questo tavolo di trattative, intendendo evidentemente il Ministro scegliersi gli interlocutori a sé più favorevoli.


La montagna, peraltro, ha partorito un topolino: ed invero, come ha ben evidenziato il Presidente De Tilla, nessuna modifica della normativa sulla mediazione, che non preveda l’immediata abrogazione della sua obbligatorietà (e conseguentemente della condizione di procedibilità che dalla prima deriva) e che non introduca le adeguate garanzie circa la professionalità dei mediatori e la trasparenza e terzietà degli Organismi di mediazione, potrà essere mai presa in considerazione, né tanto meno potrebbe essere accolta come una “vittoria” dell’avvocatura.


Anzi, deporre le armi, di fronte ad una concessione come quella dell’obbligatorietà dell’assistenza legale, non farebbe che peggiorare agli occhi dell’opinione pubblica la già sbiadita immagine dell’avvocatura italiana. Si darebbe ragione a quanti (sbagliando) affermano che la nostra sarebbe stata una protesta corporativa, non motivata dall’intento di difendere i cittadini da una legge ingiusta, ma dalla necessità di garantire esclusivamente i nostri guadagni.


Comprenderete bene che l’iniziativa di escludere l’OUA dal tavolo delle trattative è molto grave sul piano dei rapporti tra l’Organismo, il CNF e gli Ordini, soprattutto quelli più rappresentativi (ma soltanto sul piano numerico), e pare finalizzato ad assecondare il tentativo del Ministero di dividere il fronte avverso e, come detto innanzi, scegliere gli interlocutori meno incisivi e più malleabili.


Il CNF, peraltro, dopo aver salutato con toni esageratamente trionfalistici l’esito di una riunione, al quale per giunta non era stato originariamente neppure inviato, si è reso promotore di un incontro, svoltosi il 21 maggio scorso, con tutti gli Ordini, evidentemente finalizzato a raccogliere il consenso per l’iniziativa svolta e ad attribuirsi non soltanto le prerogative istituzionali che gli sono proprie, ma anche quelle di rappresentanza politica.


Per sventare questo pericolo, l’OUA, che aveva già da tempo convocato la propria assemblea per il 20 maggio (e cioè il giorno prima dell’incontro fissato dal CNF), ha esteso l’invito a tutti i Presidenti dei COA e delle Unioni Regionali ed ha, altresì cercato, di evitare una duplicazione di incontri (uno il 20 presso l’OUA e l’altro, il giorno dopo, presso il CNF), invitando anche il Prof. Alpa a prendere parte alla seduta. Il Presidente del CNF ha rifiutato l’invito, affermando la propria prerogativa (da nessuno messa in dubbio) di sentire in via autonoma il parere degli Ordini territoriali.


Il CNF è stato, tuttavia, ben rappresentato all’assemblea del 20 maggio, dal suo segretario, Avv. Andrea Mascherin, il quale nel suo lungo ed apprezzato intervento ha chiarito le modalità (del tutto estemporanee) di convocazione dell’incontro con il Ministro, confermando che il CNF sarebbe stato invitato per ultimo e su iniziativa di alcuni dei Presidenti degli Ordini invitati dal Ministro. Ha altresì chiarito che,a fronte delle notizie di stampa apparse sulla stampa e dei toni trionfalistici utilizzati dal Ministero (confermati anche dal Presidente dell’Ordine di Roma in una sua mail diretta a tutti gli iscritti al suo albo), le concessioni offerte dal Ministro non appaiono soddisfacenti nei contenuti, ma vanno apprezzate soltanto perché indice di un’apertura al confronto, in passato negata.


L’Avv. Mascherin ha, poi, confermato che anche per il CNF è imprescindibile l’ottenimento del risultato di eliminare l’obbligatorietà della mediazione; ha riconosciuto all’OUA la prerogativa di rappresentare politicamente le istanze dell’avvocatura ed ha auspicato che le tensioni venutesi a creare all’indomani del Congresso di Genova fra i vertici dell’OUA e del CNF possano essere risolte nel più breve tempo possibile.


Sono seguiti gli interventi di numerosi Presidenti di Ordini e di Unioni Regionali presenti, i quali sono stati tutti concordi nell’affermare i seguenti principi: a) la rappresentanza politica dell’Avvocatura spetta all’OUA, che deve esercitarla in accordo con il CNF, che ha, tuttavia, un ruolo istituzionale ed attribuzioni di natura amministrativa e di giustizia domestica; b) nessun altra componente dell’avvocatura, inclusi i presidenti degli Ordini con più iscritti, ha diritto di parlare in nome e per conto dell’avvocatura italiana; c) qualsiasi trattativa politica con il Ministero in tema di mediazione non potrà prescindere dalla condizione dell’immediata abrogazione della sua obbligatorietà, per ogni controversia, indipendentemente dal valore; d) OUA e CNF ed i loro vertici devono superare ogni contrasto e personalismo e devono puntare ad unire le loro forze in vista del raggiungimento di obiettivi comuni (riforma della legge professionale, adeguamento delle tariffe, modifica della legge sulla mediazione, partecipazione dell’avvocatura alle procedure di smaltimento dell’arretrato civile) che da tempo gli avvocati italiani attendono.


Al termine dell’assemblea del 20 maggio, è stata redatta una delibera che ben sintetizza la posizione dello stesso Organismo e di tutti i presenti e che è stata tempestivamente pubblicata sul sito dell’OUA al seguente link http://www.oua.it/NotizieOUA/scheda_notizia.asp?ID=6263.


Chi vi ha preso parte mi ha confermato che i medesimi principi sono stati espressi nell’incontro del giorno dopo tenutosi presso il CNF e di tanto si dà atto nel comunicato stampa pubblicato sul sito del CNF.


Devo confessarvi che si sono vissuti momenti di alto spessore culturale ed ho avuto la netta sensazione di vivere un momento fondamentale della vita dell’avvocatura italiana, come ho subito riferito via sms ad alcuni amici delegati al congresso. Ho percepito netta la sensazione che, se gli interventi dei Presidenti degli Ordini e del Segretario del CNF non avessero confermato la centralità del ruolo politico dell’OUA, l’esistenza stessa dell’Organismo sarebbe stata a rischio, nonostante che gli indubbi risultati conseguiti sia in sede giurisdizionale, sia in tema di coinvolgimento della gran parte dell’avvocatura nella giusta campagna contro la mediazione, lo avessero posto nuovamente al centro del dibattito e non soltanto all’interno dell’avvocatura, ma attribuendogli una visibilità mediatica, un tempo sconosciuta.


Ho intitolato queste mie considerazioni “unità”, perché appare evidente che la stagione dei contrasti e dei protagonismi personali deve cessare e che la forza, anche numerica, dell’avvocatura rimarrà inespressa se tutte le sue componenti non impareranno a combattere in modo unitario le importanti battaglie presenti e future, dal cui esito dipende il futuro della nostra meravigliosa professione.


Cordialmente


Domenico Monterisi