CASSA FORENSE: Riforma della Previdenza – Relazione della Commissione

RIFORMA DELLA PREVIDENZA – RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

Il coordinatore della Commissione Riforma della Previdenza Forense ha relazionato al Comitato dei delegati sui lavori della Commissione. Valeriano Vasarri ha illustrato il programma che la commissione, appena insediatasi, ha elaborato.

Entro il mese di settembre prossimo la commissione effettuerà una ricognizione del sistema previdenziale esistente con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

  • I limiti dell’autonomia normativa di cui la Cassa dispone. Con l’aiuto di esperti in materia la commissione intende approfondire la questione, che si ritiene preliminare e propedeutica alla riforma in senso stretto. Successivamente, elaborare delle ipotesi da sottoporre al comitato. L’intento della commissione è quello – ha chiarito Vasarri – di “creare una mappa di ciò che possiamo fare e di ciò che non possiamo fare”, onde consentire al comitato di avere un punto certo di partenza per la riforma della previdenza.
  • Analisi del sistema solidaristico della Cassa. Anche questa è una questione preliminare, in quanto, chiarire cosa nel nostro attuale sistema è assistenza, cosa è solidarietà e cosa è previdenza, è fondamentale al comitato per procedere al varo della riforma. Oggi, ad esempio, non sappiano come considerare le pensioni minime: solidarietà o assistenza? E le pensioni minime alle vedove rientrano nell’assistenza o nella previdenza? E’ indispensabile chiarire questi punti ed altri, al fine di poter decidere se dobbiamo e possiamo continuare su questa strada o no.
  • L’analisi dei possibili sistemi di finanziamento: capitalizzazione, ripartizione, misto. Vasarri si chiede se convenga rimanere in un sistema a capitalizzazione misto, incrementando la parte a capitalizzazione collettiva, “cioè, finché siamo una Cassa giovane, accumulare il più possibile”, al fine di arrivare al momento critico con un capitale tale da poterlo superare indenni, “rimanendo in un sistema pressappoco come quello attuale, e cioè retributivo sia pure corretto dalle sperequazioni….Questo ci consentirebbe di mantenere i contributi entro limiti accettabili”. Questa, che è una delle tante ipotesi, permetterebbe di non passare ad un sistema contributivo, che “imporrebbe una transizione difficilissima da realizzare” con aumento notevole dei contributi che la categoria, così com'è (aumento continuo degli avvocati e calo dei redditi) difficilmente potrebbe affrontare. Attualmente c’è un avvocato ogni 376 abitanti e si prevede che a breve ve ne sarà uno ogni 300. All’interno della categoria, poi, vi è forte diversità: accanto a circa 1000-1500 avvocati che si preoccupano della concorrenza degli studi anglosassoni, vi è una componente numerosa di avvocati che si accontentano di una sentenza favorevole del giudice di pace. Vasarri si chiede come si possa riuscire a conciliare questi diversi interessi e a creare una unità previdenziale dell’avvocatura, tenendo in debito conto anche il problema dell’equità inter generazionale.
  • Riforme parametriche – Riforme strutturali. Questo è, infine, il problema centrale della riforma, su cui Vasarri ha espresso una sua opinione personale: procedere immediatamente alle riforme parametriche per poi discutere con calma le riforme strutturali, Ciò al fine di accumulare, finché la Cassa è giovane, quanto più possibile per, poi, affrontare le riforme strutturali con più tranquillità.

La commissione – ha concluso Vasarri – prevede di riuscire a portare (dopo aver consultato esperti del settore) entro il mese di febbraio proposte alternative da sottoporre al comitato.
A chiusura della relazione è intervenuto il presidente Maurizio de Tilla, il quale ha fatto presente che, la circostanza che i ministeri competenti abbiano approvato la recente riforma adottata dalla cassa dei commercialisti, deve far ritenere che le casse private abbiano in materia ampia autonomia normativa. Ha, quindi, richiamato l’attenzione della commissione su quello che è ritenuto dagli esperti (Cazzola), insieme alla contribuzione, un nucleo fondamentale di qualsiasi riforma: il tasso di sostituzione. “Il tasso di sostituzione – ha detto de Tilla – comporta che noi siamo in grado di calcolare la pensione che pagheremo in futuro ed è legata alla contribuzione”.  Inoltre, - aggiunge de Tilla – “va considerato che la riforma della previdenza di base è legata alla riforma della complementare (ndr.: pensione). A lungo termine sarà la complementare che farà una integrazione alla previdenza di base”.
In ultimo è intervenuto Dario Donella, componente della commissione sulla riforma della previdenza forense, il quale, pur condividendo la relazione del coordinatore, si è detto in disaccordo sul punto (su cui peraltro Vasarri aveva espresso un parere personale) in cui questi prefigurava la possibilità di ritocchi parametrici prima di avere deciso la riforma strutturale. Per Donella è necessario risolvere prima, in termini molto brevi, “i problemi strutturali e poi quelli parametrici per i quali … potrà essere delegato il Consiglio di Amministrazione”. Per quanto riguarda l’autonomia normativa della cassa, Donella ha ricordato che, come avvenuto per la riforma del 1980, ci potrebbero essere interventi della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, che stravolgerebbero la riforma.

Al prossimo comitato del 15 e 16 luglio p.v. sono previsti gli interventi di numerosi e prestigiosi esperti della materia previdenziale, che sicuramente, con i loro pareri, aiuteranno a chiarire ai delegati molti dei dubbi che questa complessa materia inevitabilmente genera e fa sorgere in loro.  

Avv.  Riccardo Marchio