“Chiediamo a questo Congresso……..” dell'Avv. Bartolomeno Morgese

“Chiediamo a questo Congresso……..”

Ho letto con interesse, ed a puntate, le Pillole scritte dalla delegata AIGA avv. Paola Nasca, su quanto accaduto durante il Congresso Nazionale Forense tenutosi a Bari. Opportunamente chiamate “Pillole”, (e non altro medicinale) ed ho, con piacere, appurato che si è parlato dei problemi della giustizia. Meglio tardi…….
Mi permetta, la Collega, alla quale chiedo già scusa (non si sa mai), di riprendere alcuni spunti delle Sue “pillole” per farne, poi, una breve analisi.
Innanzitutto La ringrazio, perché per chi come me non ha potuto apprezzare i lavori del Congresso, lo ha potuto fare per il Suo tramite (peraltro che io sappia è stata l’unica a farlo); poi c’è da ringraziare l’AIGA –Sezione di Trani, perché per la prima volta (sempre che io sappia) è stato possibile leggere un resoconto scevro da commenti, polemiche: insomma quella che si soleva chiamare “la fredda cronaca”.
E di “freddo”, ma nel senso più minaccioso del termine, in effetti, si può parlare quando si và, poi, a leggere cosa effettivamente è accaduto.
Primo passaggio. La giustizia è malata. Questo è il leit motiv e potremmo, con quest’affermazione, aprire e chiudere i tre giorni del Congresso. Lo dice il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari, lo dice il Sindaco di Bari, lo dice il Presidente del Tribunale di Bari, lo dice il Presidente della Corte di Appello di Bari, il Procuratore Laudati, l’avv. Guido Alpa, insomma tutti. Quasi che noi, avvocati “semplici” e tutti i dipendenti del Ministero della Giustizia d’Italia, non ce ne fossimo accorti. Bene, ora che lo sappiamo, o meglio, ora che ce lo hanno detto, cosa fare? Spetta a chi muove, a chi gestisce, insomma a chi sta a Roma (e non  per villeggiatura). Ed allora, il terzo giorno (a dispetto di chi è credente), interviene Nichi Vendola, il quale, per il tramite di termini quali della drammatizzazione della divergenza poteri legislativo\esecutivo\giudiziario; l'esasperata crisi tra poteri è ormai incomponibile. Ormai vige il "codice dei briganti" e quello dei "galantuomini”, ci ha fatto intendere(in poche parole) che anche Lui è d’accordo con l’affermazione iniziale. Ma soprattutto fa autocritica (come è tipico degli uomini di sinistra o centro-sinistra dopo le primarie?), alla sua parte politica per non aver riformato la giustizia. Potremmo anche giustificarlo e perdonarlo, ma la domanda è un’altra: ora che si fa? Ma ce lo diranno i “romani”. Da quanto riportato dalla Collega, pare che Quagliarello e Alfano hanno avuto qualche “problema” a terminare il loro intervento. Personalmente questa la ritengo la più alta forma di protesta rispetto allo sciopero, chissà se, però, questa ha lasciato quell’ “imbarazzo” che ti fa chiedere “ma non è ora che lascio la politica?”. Udite udite, qualcuno ha perso la dignità! Chi la dovesse ritrovare è pregato di portarla a Roma. Secondo me non se lo sono neppure chiesto.  Andiamo avanti.
Secondo passaggio. Finalmente un argomento nuovo, e purtroppo, un nuovo problema da risolvere: l’accesso alla professione. Ops! Qualcuno mi sta dicendo che sono anni che se ne parla. Ed ora che gli dico? Possibile!? Forse mi sono perso qualche…..anno?!  Ma l’importante è che se ne parli, poi si vedrà.
Terzo passaggio: le riforme. Riporto testualmente quanto scritto dalla Collega: “Alfano parla di mediconciliazione: dichiara che il 24 ottobre la questione si e' solo congelata e siamo in attesa della motivazione, lasciando intendere che la mediaconciliazione è tutto fuorchè archiviata ed in attesa di essere di nuovo utilizzata quale strumento di deflazione della giustizia, purtroppo.” Questo è il risultato di lotte, di scioperi bianchi e non, ma è l’evidente volontà da parte di alcuni politici (e non solo) di infischiarsene altissimamente, non solo dell’avvocatura, ma anche dei cittadini e, soprattutto, delle decisioni della Magistratura (e qui mi fermo, perché se penso a quale fazione politica appartiene non ci sarebbe stupore nelle Sue parole). Responsabilità dei magistrati, la chiusura dei Tribunali, la legge professionale, le carceri, la spettacolarizzazione dei processi penali e così via. Un elenco di problematiche riassunte in un'unica soluzione: ci vuole una riforma. La domanda che nasconde una preoccupazione è: chi la fa?
Il Presidente Nazionale dell’AIGA, avv. Dario Greco, durante il Suo intervento (che vi invito a visionare sul sito AIGA.it http://www.dailymotion.com/video/xvdr2s_avv-dario-greco_news) sulla riforma di legge ha detto “…Se vogliamo continuare ad usare la parola democrazia, se vogliamo accogliere il Professore Rodotà a parlarci di diritti umani, per piacere, affrontiamo il problema del primo diritto il diritto di scegliersi i propri rappresentanti”. Ha commentato alcuni degli articoli di quella legge (per la precisione ha detto che ne avrebbe da dire su tutti e 66 articoli), sicchè è passato dalla riserva di consulenza,  alla specializzazione, all’obbligo di formazione ma per la quale sono esenti chi ha 25 anni di professione: norma immorale e che va dichiaratamente contro i giovani avvocati. “In definitiva questa legge ha l’unico pregio di chiamarsi legge, ma non tocca assolutamente i problemi che attualmente vivono gli avvocati, in special modo i giovani avvocati”. Nel frattempo paghiamo in proprio (e non parlo solo di tasse anche se queste influiscono molto).
Vi riporto la chiusura dell’intervento “Chiediamo a questo Congresso,…..di esprimersi chiaramente affinchè nel futuro, se questa legge dovesse essere approvata, deve impegnarsi ad affrontare i nodi irrisolti di questa legge …..nell’auspicio..che questo nel futuro ci possa consentire di recuperare dignità indipendenza, autonomia e soprattutto maggiore democrazia nella nostra classe.
Un ringraziamento particolare alla Collega Nasca e all’AIGA - Sezione di Trani
Auguri (e non solo di Natale).
                                                                                                                                                                                       Avv. Bartolomeo Morgese